Virginie odiava Coop, davvero.
Più lui la importunava- e questo accadeva regolarmente, con scadenza fissa, ogni qual volta s’incontravano.. Insomma, come lo vogliate definire- più lei lo odiava. Detestava il suo entusiasmo -frutto sempre di malefatte di cui lei non capiva il motivo (e per il quale aveva preso la terza gomitata di quella giornata; regolare anche quella), non sopportava il suo sarcasmo –perché non la divertiva affatto (No, il sorriso che le era spuntato sulle labbra era a causa delle sue previsioni sulla punizione che avrebbe ricevuto) e odiava il solo fatto che le rivolgesse la parola: precedentemente lei era invisibile agli occhi di tutti, talmente astratta da apparire un mucchio di stoffa verde durante i giorni informali ed azzurra in quelli impegnati nel dovere scolastico.
Una volta –tanto tempo fa, c’era..- era immobile nella sua solitudine, assente di ogni dinamicità tipica di coloro che hanno delle relazioni sociali.
Ed ora non poteva esserlo: come? Beh, di certo Coop non era la persona che voleva passare inosservata. Oh no, lui doveva essere interessante!
E, per peggiorare la situazione, persino i docenti non ne sopportavano la vista: lei era la degna compare di Cooper.
Lei non era la compare di nessuno. Punto. Conclusa la storia: adiòs baby!
Maledetto lui. E maledetta lei che non si era opposta a nulla.
Riportò il suo sguardo verso Lamaire: quell’uomo la odiava e il suo sentimento era ricambiato con il medesimo ardore. Forse, se Virginie non fosse stata una conoscente (la sua non era un’amicizia, pregasi ricordarlo) di Coop, avrebbe avuto una minima possibilità che quell’uomo le perdonasse il terribile affronto che le camicie di Virginie costituivano (“Esempio di pessimo gusto”, aveva commentato un giorno). Ma naturalmente questo non era più possibile.
Coop, vai a quel paese.
Altra gomitata, ennesima smorfia indifferente: negare la sua presenza, ecco l’atteggiamento adatto.
“Virginie?” il cuore le balzò in petto: Coop non la chiamava mai per nome. Non che lei avesse mai dato importanza a cosa lui pronunciasse, intendiamoci. Si voltò verso di lui come se nulla di quei pensieri le fossero passati per la mente “Dimmi.” Borbottò.
“Sei sporca.. Qua!” le colpì con un dito, sporco di qualche linfa dall’odore profumato e dal colore rossastro, la guancia, tracciandole uno sbuffetto che partiva dallo zigomo destro e finiva poco vicino alla bocca.
Lei si arrestò per un attimo ad osservarlo mentre, compiaciuto della sua opera, se ne tornava sghignazzando al suo lavoro su quella piantucola a cui aveva sottratto buona parte della sua ragione di vita.
Arrossì, naturalmente di vergogna e disappunto per quel gesto così infantile. Naturalmente.
E non che Virginie si fosse accorta che il dito di Coop le aveva sfiorato, mentre si concludeva quella carriera da artista, il suo labbro inferiore.
Perché mai avrebbe dovuto?

